Le cause della disfagia nell’anziano vengono principalmente da patologie neurologiche e neurodegenerative, ma ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutare a controllare il disturbo

La disfagia è la difficoltà a deglutire alimenti o bevande, colpisce circa il 20% della popolazione totale e principalmente gli anziani. Il sintomo più comune della disfagia nell’anziano è la fatica nel far passare cibi solidi o liquidi dalla bocca allo stomaco: nel paziente si verifica una sensazione di blocco e un conseguente rigurgito. Altri sintomi frequenti sono:

  • difficoltà nel controllare il cibo in bocca
  • frequenti colpi di tosse durante i pasti
  • cambiamenti nel modo di respirare
  • percezione di soffocamento
  • rigurgiti orali o nasali di cibo o liquidi
  • debolezza persistente
  • voce roca o gorgoglio in gola
  • bisogno di schiarirsi la gola

Principalmente il disturbo della disfagia è causato da malattie cerebrovascolari acute, da gravi traumi cranici e da alcuni interventi chirurgici (ad esempio quelli riguardanti il cavo orale); ma si osserva anche in pazienti affetti da sclerosi multipla, morbo di Parkinson e nelle fasi avanzate di Alzheimer.

 

QUALE ALIMENTAZIONE SCEGLIERE

Per impedire la malnutrizione, come conseguenza del minor apporto di cibo, e la polmonite ab ingestis, causata dell’ingresso di materiale estraneo nei bronchi, è necessario stabilire un intervento nutrizionale finalizzato a soddisfare il fabbisogno calorico del paziente, che dovrà essere sotto forma di lipidi per il 30-40% delle calorie.

In generale sarebbe opportuno valutare la consistenza e la densità dei cibi, quindi evitare cibi che potrebbero aderire al palato o troppo friabili, come biscotti o crackers e formaggi filamentosi tipo mozzarella, brie che tendono ad impastare la bocca. Non somministrare riso e pasta, ma preferire semolino, passato di verdura e crema di riso; consumare carne o pesce tritati, o meglio ancora omogeneizzati e preferire frutta e verdura sotto forma di mousse o centrifugati.

E’ utile modificare la densità degli alimenti tramite l’aggiunta di addensanti, tipo gelatine e amidi o di diluenti, come latte o brodo. Esistono in commercio anche prodotti addensanti per i liquidi: polveri addensanti e acqua gelificata. Tali polveri possono essere aggiunte a tutti i liquidi, caldi e freddi.

 

TRATTAMENTO DELLA DISFAGIA

Se la disfagia nell’anziano non è particolarmente grave si può intervenire aumentando la frequenza dei pasti e riducendone la quantità, utilizzando cibi facili da deglutire e tagliando tutto il cibo in pezzetti molto piccoli. Nel caso di disfagia orofaringea è consigliabile rivolgersi a specialisti della terapia della deglutizione, cioè il logopedista. Quando invece il paziente è affetto da disfagia esofagea è utile intervenire con una dilatazione esofagea oppure con un intervento chirurgico. Se all’anziano disfagico è stato applicato un sondino naso gastrico, sarà indispensabile il supporto di un infermiere specializzato che possa fornire l’assistenza infermieristica adeguata, magari anche attivando l’ADI (Assistenza Infermieristica Integrata) tramite il medico di base.

 

IL COMPITO DEL CAREGIVER

L’attività principale del caregiver è monitorare quotidianamente la quantità di cibo e di liquidi che l’anziano affetto da disfagia assume, per assicurarsi sia una corretta nutrizione che un’idonea idratazione. Il caregiver deve fare attenzione che l’assistito mangi lentamente (evitando di parlare o guardare la televisione durante i pasti), che assuma sempre piccole quantità di cibo, che deglutisca a vuoto tra un boccone e l’altro e che esegua ogni tanto dei piccoli colpi di tosse per liberare la gola dalla presenza di cibo.

Inoltre è importante che chi è affetto da disfagia mangi in posizione seduta con le braccia comodamente appoggiate ai braccioli della sedia e la testa piegata in avanti, abbassando il mento verso il torace durante la deglutizione. Bisogna assicurarsi che la persona sia sufficientemente attenta e interrompere la somministrazione di alimenti ai primi segni di stanchezza. Assicurarsi che nel cavo orale non ristagni cibo, muco e saliva che potrebbero compromettere la deglutizione e favorire l’insorgenza di infezioni. E soprattutto non utilizzare le cannucce e non somministrare pastiglie intere con acqua; meglio tritarle e mescolarle ad un cibo semisolido. Se il caregiver è una persona inesperta nell’aiuto al pasto del paziente disfagico sarebbe utile affiancarlo ad una figura qualificata che, anche a domicilio, potrà supportarlo e consigliarlo.

 

Si possono richiedere le sedute di logopedia a domicilio e assistenza socio sanitaria a domicilio a Milano, contattando il numero 0248752022, oppure a Basiglio, Binasco, Casarile, Lacchiarella, Locate Triulzi, Noviglio, Opera, Pieve Emanuele, Rozzano, Zibido San Giacomo contattando il numero 0284080576.