Al giorno d’oggi è possibile vivere la vecchiaia in maniera attiva e non come un tempo da “passare in panchina”

Trascorrere una “vecchiaia felice” coinvolge un numero sempre maggiore di persone arrivate alla “golden age”. Noi siamo portati a pensare all’anziano come a una persona debole, malata e fragile che soffre di solitudine e che ha perso la sua autonomia. Ma le tecnologie della vita moderna e i progressi in campo medico-scientifico hanno reso possibile godere la propria vecchiaia, nonostante i cambiamenti del fisico, ricercando un nuovo equilibrio che si costruisce individuando e perseguendo nuovi obiettivi più consoni alla propria realtà.

COSA RENDE DAVVERO FELICE UN ANZIANO?

La felicità delle persone anziane ha delle peculiarità ben definite, si fonda su bisogni precisi legati alla sfera affettiva, alla socialità attiva, al mantenimento di una buona saluta fisica e mentale, all’uso del tempo a disposizione per dedicarsi a hobby e passioni precedentemente trascurate, insomma a saper godere delle piccole gioie che la vita quotidiana ancora offre.

I cinque ingredienti che sostengono la felicità dell’anziano sono:

Relazioni significative:

possiamo affermare che mantenere delle relazioni affettive significative sia la colonna portante su cui si fonda gran parte del benessere psicofisico della persona over. La telefonata quotidiana di un familiare, la visita di un amico, la interrelazione con il vicino di casa, un caffè al bar con gli amici, frequentare un centro sociale aiuta a tenere bassi i livelli di stress, evita la depressione e ha un impatto positivo sulla saluta fisica e mentale. Mantenere relazioni sociali aiuta anche da un punto di vista pratico in quanto si ha modo di confrontarsi su piccoli problemi quotidiani o di salute trovando un sostegno e una soluzione insieme. Le relazioni stabili diventano punti di riferimento, scandiscono la giornata dell’anziano dandole un senso e, non ultimo, mantengono viva la memoria emotiva dando rilievo alle esperienze passate che, creando un continuo con presente, regalano serenità emotiva.

Autonomia e controllo:

per un anziano felice è importantissimo “farcela da solo”, la libertà di decidere cosa fare, se e quando farlo non è una banalità, ma un ribadire la propria identità come persona. Essere autonomi non significa confrontarsi con imprese impossibili, fuori portata o al di sopra delle proprie forze, ma continuare a seguire la propria routine nei piccoli gesti che rafforzano la propria indipendenza. L’anziano felice non è quello che “non chiede mai aiuto”, ma è quello che si serve dell’aiuto sufficiente per rimanere indipendente. E’ sufficiente una badante per qualche ora al giorno che supporti l’anziano nella attività che non riesce a svolgere (pulizie e spesa grossa ad esempio) e tenga sotto controllo la situazione generale senza sostituirsi, una rete di vicini attenti (ha alzato le tapparelle stamattina?), visite a domicilio di professionisti (geriatra , cardiologo, podologo,  infermiere.

Da non sottovalutare l’impostazione di un’abitazione pro-anziano quindi: no tappeti pericolosi, maniglioni in bagno, sostituzione della cucina a gas con piani di cottura elettrici o ad induzione, tutto ciò prevengono incidenti domestici che andrebbero ad impattare pesantemente sull’indipendenza. Mettendo in atto questi accorgimenti l’anziano può godere delle piccole gioie quotidiane che danno senso e soddisfazione alla sua vita mantenendone alta la qualità: decidere che abiti mettersi, prepararsi un caffè quando ne ha voglia, sbucciarsi una mela, vedere gli amici, occuparsi delle piante in casa, cucinarsi pasti, leggere un buon libro.

Movimento quotidiano:

un rallentamento dei ritmi e della capacità motoria è fisiologico dopo i 65 anni, ma non bisogna arrendersi alla pigrizia e alla sedentarietà, anticamere di malattia, disabilità e conseguente isolamento sociale. Per mantenere la propria indipendenza un anziano deve inserire nella giornata una routine di “compiti domestici” che mantenga allenata la mobilità. Non serve impegnarsi in attività intense e stancanti che rischiano di mettere in pericolo l’incolumità. Basta inserire una breve passeggiata, salire o scendere le scale a piedi (anche pochi gradini per volta), dedicarsi al giardinaggio, fare esercizi di stretching, frequentare corsi di ballo o di ginnastica dolce, giocare alle bocce, ecc. Non solo si avranno benefici fisici e una qualità del sonno migliore ma i benefici del movimento impattano anche sul benessere psicologico; infatti, viene stimolata la produzione di endorfine conosciute anche come “ormoni della felicità” che riducono drasticamente ansia, stress e allontanano la depressione.

Stimoli cognitivi:

come il corpo ha bisogno di mantenersi allenato con il movimento anche la mente, per rimanere attiva, va stimolata con costanza in modo da preservare lucidità e memoria. Svariati studi hanno dimostrato che mantenere il cervello attivo contrasta il rallentamento delle funzioni cognitive, rallenta i processi di demenza, migliora la memoria a breve termine, tiene alta l’attenzione e costituisce un ottimo supporto nel combattere l’isolamento sociale che spesso sfocia in depressione.

Anche in età avanzata ci si può mettere in gioco imparando nuove abilità come usare uno smartphone o un computer, suonare uno strumento, giocare a carte, leggere un quotidiano per tenersi aggiornati o un buon libro, fare le parole crociate o il sudoku, completare un puzzle. Sono ideali attività/hobby svolti in compagnia che aumentano le motivazioni, grazie al confronto con realtà diverse dalla propria. La stimolazione cognitiva perseguita con costanza e la molteplicità di input costituiscono uno dei pilastri della salute e un incentivo alla felicita nella terza età.

Benessere emotivo:

psicologi e geriatri sostengono che la felicità nella vecchiaia nasce e si costruisce prima di tutta da “dentro”. Se l’autonomia ti permette di uscire di casa è il benessere emotivo che ti fa venir voglia alzarti dal letto! Passare dal ruolo di lavoratore a quello di pensionato per molti rappresenta uno shock emotivo non indifferente ed è indispensabile trovarsi un nuovo ruolo che sostenga l’umore facendo da barriera contro la depressione. Il sentirsi inutili invecchia: ben vengano i nipoti da accudire e i pranzi della domenica con i figli. Bisogna accettarsi fisicamente facendo pace con lo specchio, mantenere una propria dignità quotidiana curando il proprio aspetto (radersi, vestirsi con cura, passarsi un velo di rossetto) e ricercare quei piccoli piaceri quotidiani che aiutino a crearsi una routine nella quale ci si ritrova con gioia.

Un anziano nel 2026 è felice quando non vive solo di ansie e di ricordi ma si impegna a crearsi nuove opportunità gratificanti, accetta i mutamenti del corpo, ma si prende cura della sua salute fisica, trasmette la propria esperienza, ma non rinuncia ad imparare per rimanere inserito nell’attualità. Riesce a chiedere l’aiuto che gli serve, impara a rendere la tecnologia sua alleata e ha ancora tanta voglia di divertirsi.

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